Pilamaya…
..che in lakota, significa Grazie.
E forse è giusto, che io inizi il mio primo post personale in questo blog, scrivendo questa parola.
Pilamaya…
…per quel nodo allo stomaco che non mi abbandona da ore ormai, e che mi impedisce di cedere alla stanchezza, e a quel desiderio che ho di stendermi sotto le coperte, al caldo, come probabilmente Raul ha già fatto, ormai, da molto tempo.
…per quelle lacrime che sento pungere gli occhi, senza un perchè, e che trattengo per non dover spiegare a me stessa che in realtà il perchè c’è e lo conosco….ma che ci siano lacrime, oh, che riescano a scendere…Non piango. Non piango da molto, troppo tempo. Non spendo lacrime, non verso sale, ho gli occhi talmente secchi ed asciutti che talvolta dolgono, per questo. Palle di vetro prive di umidità. Pesanti. Sono chiusa. Come disse Sonia l’ultima volta, ormai quasi un anno fa. Talmente chiusa che non riesco a concedermi di provare fino in fondo nemmeno il dolore. La nostalgia. Talmente chiusa che persino il mio ventre si è chiuso. Lo era già prima, ma ora parrebbe sigillato come se indossassi una metaforica cintura di castità. Mi chiedo a volte cosa direbbe Alce che Corre, se sapesse che poi, alla fine, quella promessa che gli feci non sono riuscita a mantenerla. Non per ora, o forse, più corretto, non per molto. Ci ho provato, però. Ma Orso che Balla, mi risponderebbe a questo punto che: “Non esiste, provare. Esiste Fare.” Improvvisandosi lo Yoda della situazione. E allora no, non sto facendo. E non dirò che hai ragione, perchè tanto so che tu non la vuoi. Non dirò che riproverò, perchè non so nemmeno come e quando crearmi l’occasione. Non dirò che mi manchi…e che a volte pensandoti come in questo momento, riesco a sentire il tuo odore.
…per quella sofferenza intima e profonda che mi sta lacerando ormai da giorni, settimane, e alla quale non riesco a dare sfogo. O forse lo sto facendo, nel modo più meschino ed istintivo che ho. Chiudendomi ancora di più. E come un animale ferito, mostrandoti le zanne ogni volta che ti avvicini, perchè a ferirmi sei stato tu. Ma io,….io te l’ho permesso.
…per la rabbia, per quelle scariche di energia e di nervosismo che a volte mi assalgono, spingendomi a rivalermi con la persona che mi è più vicino. Pur sapendo che non è giusto, non è corretto, non è costruttivo. Ma un animale ferito quanto può essere costruttivo?
…per la mia pancia. Che nonostante tutto continua a darmi tutti i suoi segnali di scontento, e nonostante io ami il freddo mi costringe a nuovi momenti di sofferenza ogni volta che il freddo mi si avvicina troppo. E in questo caso non è che io abbia molte alternative…il bagno, o il bagno.
…per i miei occhi…per il modo in cui mi avvisano, dolenti, di quanto io li stia sfruttando, sotto molti punti di vista…
…per i miei capelli, che cadono come foglie in autunno lasciandomi ogni giorno di più con la timorosa sensazione che domani, al risveglio, sarò calva…E non ho un bel cranio. Se non altro, per tutte le botte e le cicatrici che riporta.
…per i miei denti, che come nei miei incubi peggiori sembrano decisi a sgretolarsi lentamente, come se volessero avvisarmi di qualcosa che nel profondo, una parte di me già conosce… Come la mordi, la vita, senza denti?
…per questo mio corpo che di giorno in giorno cambia e si modifica e rinforza il suo peso, acquisendo tanto più massa quanto più la mia essenza cerca modi per allontanarsi. Più viaggio, più mi appesantisco. Ma non dovrebbe essere il contrario? Il cammino non dovrebbe forse servire ad alleggerire? Certo…lo so…muovessi mio culo sul serio, come dice Kris.
Sono ormai le quattro del mattino. Per la prima volta, dopo settimane, sono sola davanti al pc a quest’ora, senza la compagnia di Raul.
Raul, il Lupo. Raul, Tuono-Dormiente.
C’è un Pilamaya anche per lui.
E di parole da vergare ne avrei molte, ma rimbalzano nella mia mente con una violenza tale che si ingarbugliano e io perdo il senso ed il filo dei discorsi.
L’incontro con lui, avvenuto in circostanze che qui ora non sto a spiegare, è stato un fulmine a ciel sereno. E quel fulmine mi ha mostrato come in realtà non fosse poi tanto sereno, quel cielo.
Te l’ho detto, no? Cos’ho sentito, con violenza, quando iniziammo a parlare. L’effetto che mi ha fatto percepirti, quel calore che si frange sulla mia nuca ogni volta che entriamo in contatto. E la cosa buffa, Raul, è che anche ora, che tu sei a dormire, e probabilmente riposi e non hai certo in mente me…anche ora io ti sento.
Rabbrividivo. Tremavo come una foglia, come la prima volta in cui incontrai Max. Sulla porta di casa mia, lui. Ed io ad arrampicarmi sul muro dall’altro lato della stanza, in cerca di una via di fuga da quella scarica energetica così potente da mandarmi nel panico.
Con la sola differenza che questa volta l’ho riconosciuta, e mi sono fermata. Curiosa, di scoprire e capire e cogliere quanto di buono ci fosse per me, oltre ai brividi.
E c’eri tu.
No, non è tutto oro quello che luccica. Lo so bene. Ogni medaglia ha il suo rovescio. O come diceva il mio amico Daniele, già quasi ven’anni fa: siamo tutti dei fiori meravigliosi…pieni di erbacce intorno. E il problema è che il fiore e le erbacce condividono lo stesso terreno. E non si possono estirpare.
Ma è poi vero che non si possono estirpare? Che non c’è modo per migliorare, per lasciarsi dietro quel che non ci serve più, per alleggerire il nostro carico? Resta di fatto, che ombra e luce vivono insieme. Devono coesistere.
Come detto, già mi sono persa. Raul, torniamo al punto.
Il punto è che quello che ho provato, con te attraverso un monitor, lo avevo provato solo per altre due persone, ma incontrate faccia a faccia e “sentite” e “toccate”.
Una improvvisa, intensa, tangibile ondata di Amore. Un’ondata emotiva così violenta che per un momento mi ha accecato i sensi e mi ha spinto a pensare “forse è meglio stare lontano da qui”. Un pensiero che ho ricacciato via, perchè sono curiosa, e volevo capire. Scoprire. Vivere.
E poi lentamente ho compreso… perchè parlavo con te, ti sentivo, e pensavo a Barbara. Barbara che entrò nel mio negozio un Sabato pomeriggio. Pioveva. Non ci eravamo mai viste, prima. Ci guardammo negli occhi per un lungo momento e poi ci ritrovammo abbracciate. Ricordo ancora la sua voce nell’orecchio: <Io, in questo mondo, in questa vita…sono Barbara. E tu?> Ricordo le lacrime, la profonda e lacerante commozione e il sussulto del cuore. La marea emozionale che mi sommerse e che mi spinse a tenerla tra le braccia, quella donnina fragile e delicata, mentre balbettavo il mio nome e lei mi diceva <…dove sei stata per tutto questo tempo?>. E ci ritrovammo a piangere, di gioia, l’una sulle spalle dell’altra. E fu un momento sconvolgente, perchè sentii, forte e tangibile, l’impulso di baciarla. Ci guardammo negli occhi, fu chiaro ad entrambe che , chissà dove e chissà quando, c’erano stati contatti di tipo diverso.
Barbara che poi per mesi mi prese in giro, dicendomi che in realtà, sotto sotto, sono un uomo….in effetti, come donna, sono davvero un gran disastro.
Non pensavo a lei da molto tempo, Raul. E nel Pilamaya c’è anche questo.
Hai riportato nella mia vita qualcosa che temevo fosse andato perso.
Persino Orso che Balla. Perchè nella mia chiusura avevo chiuso fuori anche lui. Lui che è stato ed è così importante per me. Lui che io riesco a vedere, ancora chiaramente, con gli occhi di Colei che Cammina tra i due Mondi. Lui che condivideva i miei sogni, vivendoli dalla sua angolazione. E la mattina al risveglio mi prendeva in giro, perchè io lo sgridavo di aver fatto la corte a qualcun’altra, nel sogno. Lui che: non essere gelosa. Non serve a niente. Lui che nel Cerchio mi presentò come sua Compagna…senza mai comprendere che alla fine non potevo esserlo fino in fondo. Perchè non si può iniziare qualcosa di nuovo, se prima non chiudi completamente i capitoli precedenti.
E mi hai portato pensieri. Riflessioni. Silenzi…
Com’è grave e roboante il suono del silenzio, a volte. Come è intenso…e quanto invece vorrei talvolta poterlo infrangere, tendere una mano attraverso il monitor…sfiorarti come faccio con gli occhi. E chissà se anche tu mi senti, come io ho percepito te questa sera.
Ridevo. Mentre facevo danni in cucina e mi rendevo conto che c’era qualcosa nell’aria a distrarmi.
Sono quasi le cinque del mattino. Tu dormi, probabilmente…ed io tra poco ti seguirò a ruota.
A volte non comprendo. A volte vorrei comprendere e non chiedo. A volte mi lascio persino ferire dal silenzio, senza capire perchè mi ferisce.
La verità è che avevo iniziato a scrivere, per mettere finalmente nero su bianco alcune cose di cui, da parecchi giorni ormai, volevo parlarti. Ma ho notato che spesso e volentieri, i miei intenti in questo periodo non producono mai i risultati auspicati.
Perciò per ora chiudo qui, certa di aver sostanzialmente ingarbugliato la matassa, assai più di quanto non avessi previsto. E per inciso, non ho parlato di una sola, delle questioni che avevo in menteprima di iniziare a scrivere.
Evidentemente, non è ancora il momento.
…e sfuma così, per questa notte, la Voce del Vento.